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  • Basilica della Vergine dell’Arco

  • Via Madonna dell'Arco, 178, Sant'Anastasia, 80048 NA, Italia

Basilica della Vergine dell’Arco

Il santuario della Madonna dell'Arco è un edificio religioso sito nel comune vesuviano di Sant'Anastasia. Ogni Pasquetta è meta del tradizionale pellegrinaggio dei fujenti (o battenti) che accorrono numerosi da tutta la Campania. Detti fujenti sono soliti accompagnare il loro pellegrinaggio con una melodia vocale, risalente al quattrocento molto suggestiva, messa poi in musica secoli dopo. Un altro evento che ricorre la seconda domenica di settembre è l'incendio al campanile durante la festa dell'Incoronazione di Maria Santissima.                                                         Nel luogo dove oggi sorge il santuario era presente nel XIV secolo un'edicola votiva dedicata alla Madonna, chiamata Madonna dell'Arco in quanto situata nei pressi di un antico arco romano, nelle vicinanze del quale, ogni anno, si svolgeva una festa in onore della Vergine Maria. Secondo la leggenda il lunedì dopo Pasqua del 1450, durante la festa, un uomo adirato per la sconfitta subita al gioco della pallamaglio, bestemmiando, scagliò violentemente una boccia contro l'immagine sacra: l'effigie della Madonna avrebbe cominciato a sanguinare dalla guancia sinistra, facendo così gridare al miracolo la folla che si era accalcata nel posto. La notizia arrivò fino al conte di Sarno, che aveva il compito di "giustiziere". Il conte imbastì un processo contro il giovane bestemmiatore, condannandolo all'impiccagione. Il giovane venne impiccato al tiglio vicino all'edicola, che però due ore dopo ancora con il corpo penzolante, rinsecchì sotto lo sguardo della folla sbigottita. L'accaduto divenne ben presto famoso e la fama della Madonna dell'Arco raggiunse parecchi luoghi del napoletano: il numero dei fedeli che arrivavano per venerare la Madonna, dunque, crebbe di molto, tanto che fu edificata una chiesetta in onore della Santa Vergine.                         Il 2 aprile 1589, ancora una volta era un lunedì dopo Pasqua, durante la festa dedicata alla Madonna, una donna, Aurelia del Prete, che aveva chiesto alla Vergine di guarirla di una malattia ai piedi, promise come voto di regalare al santuario una coppia di buoi in caso di guarigione. Il miracolo avvenne, ma la signora era costretta - dopo aver dato via i buoi - a portare la mercanzia a spalla, e a chi la incontrava e si congratulava con lei per la guarigione lei soleva rispondere napoletano Car MM' cost, in italiano Caro mi costa. Una notte fu svegliata dal muggito di due buoi fuori della sua casa, ma non poté alzarsi dal letto perché i suoi piedi erano staccati dal corpo, come se mai avesse avuto il miracolo e la malattia fosse arrivata all'estremo stadio, lei allora donò i suoi piedi rinchiusi in una gabbia al santuario, dove si possono ancora vedere.Il complesso del santuario è composto dall'edificio del convento e dalla chiesa. Quest'ultima è a croce latina, con navata unica avente volta a botte lunettata e quattro cappelle per lato. Al centro della crociera, sotto la cupola, si trova l'edicola che ospitava l'antica effigie della Madonna col Bambino e, in corrispondenza della navata centrale, si apre l'abside semicircolare, con coro ligneo. Le colonne che sostengono il soffitto sono in parte tappezzate da tavolette votive dedicate alla Madonna. Contigue alla chiesa vi sono le cappelle del Rosario e di San Giovanni Leonardi, per l'accesso a quest'ultima è obbligato il passaggio attraverso la prima. Opposto all'entrata c'è un corridoio che conduce alla sala delle confessioni e al chiostro, una delle aree più apprezzate del complesso religioso, al centro del quale è sito il pozzo; il chiostro è circondato da diverse stanze le quali un tempo ospitavano le aule del liceo classico. Proseguendo all'interno del chiostro, in direzione opposta all'uscita sulla strada principale, c'è un altro edificio, adibito in parte ad albergo e in parte a museo degli ex voto. Di fianco alla chiesa principale, sul versante occidentale, c'è poi il campanile che si affaccia su un giardinetto. Il santuario è, inoltre tappezzato di ex voto espressione dell'arte popolare di quattro secoli che nella loro ingenuità ben rappresentano la vita popolare dal quattrocento in poi, oggetti di enorme suggestione e tenerezza documentano anche le spaventose ed eroiche condizioni del popolo campano.

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