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  • Castel Sant'Elmo: Ambulacri

  • Via Tito Angelini, 22, 80129 Napoli, NA, Italia

Castel Sant'Elmo: Ambulacri

Dal 1604 la fortezza di Sant'Elmo venne utilizzata come carcere per rinchiudervi prigionieri illustri, tra cui Tommaso Campanella.

Alla fine del XVIII secolo vennero incarcerati i neogiacobini che si erano uniti in società segrete per instaurare una Repubblica Napoletana. Tra i tanti ricordiamo Gennaro Serra di Cassano, Giuliano Colonna di Stigliano, Ettore Carafa d'Andria, Mario Pagano, Ferdinando Pepe.

Quando i repubblicani riuscirono ad impadronirsi del castello e fu proclamata la Repubblica Napoletana, sulla vetta della fortezza venne innalzata la bandiera tricolore: gialla, rossa e turchina. A questa celebrazione prese parte anche la scrittrice e giornalista Eleonora Pimentel Fonseca con un Inno alla Libertà, da lei composto; arrestata alla fine della repubblica fu giudicata e condannata a morte per impiccagione.

Con la riconquista borbonica Castel Sant'Elmo ritornò al ruolo di prigione e vi furono incarcerati i rivoluzionari, tra cui Luigia Sanfelice. La Sanfelice, era una giovane ed attraente nobildonna napoletana, che, durante la Repubblica del 1799 denunciò una congiura ai danni del governo rivoluzionario. I responsabili furono fucilati e lei venne considerata come salvatrice della Repubblica; ma dopo la sconfitta fu condotta e imprigionata nel carcere di Sant'Elmo. Condannata a morte, la pena fu rimandata per una sua presunta gravidanza e nel frattempo venne rinchiusa a Palermo, come è documentato dal dipinto di Gioacchino Torna. Fu decapitata a Napoli 1'11 settembre 1800.

AI tempo dei moti rivoluzionari del 1821 le prigioni del castello custodirono, tra gli altri, il generale Pietro Colletta; dal 1844 al 1848 Ferdinando II vi faceva rinchiudere il patriota napoletano Carlo Poerio, distintosi nei moti rivoluzionari del 1848, e, inoltre, Mariano d'Ayala, Felice Ferri, Cesare de Marinis.

Dopo l'entrata in Napoli di Garibaldi, l'esercito borbonico lasciò il castello: il 9 settembre 1860 sul punto più alto della roccaforte sventolava il Tricolore italiano con lo stemma sabaudo.

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